martedì 25 aprile 2017

Tredici (13 Reasons why)

La famosa (o comunque molto pubblicizzata in questo periodo) serie di Netflix su una ragazza che si suicida e lascia una specie di diario-atto d'accusa da fare ascoltare (perché si tratta di vecchie cassette a nastro) ai presunti responsabili ha sollevato un certo rumore e avevo deciso assolutamente di verderla.
Ho cominciato, non so se e quando finirò perché per certi aspetti non è quello che mi sarebbe desiderato vedere. Ne parlerò un poco e dove ci saranno anticipazioni avvertirò in tempo.


Innanzitutto siamo ovviamente negli USA e nella solita città sfigata dove tutti vorrebbero andare via e che sta in mezzo al nulla (in Italia cosa dovremmo dire, ma vabbè...) o comunque non c'è nulla di interessante. Seguiamo la storia di Hannah (Katherine Langford, attrice australiana) che va in una scuola nuova, vive diverse situazioni di disagio e alla fine si uccide... questo non è uno "spoiler" perché è ben chiaro fin dalla prima puntata, o fin da quando avete sentito parlare di questa serie. I problemi di lei nascono molto dalle dinamiche che si instaurano nel suo liceo (traduco così high school che comunque indica le superiori). Voglia di seguire le dinamiche personali di questi ragazzi del liceo ne avrei anche avuta ma ci sono gli ovvi limiti... io sono troppo vecchio e quando avevo quell'età niente cellulari, niente chat, niente internet e insomma niente un sacco di cose belle e di str... (pardon) che ci sono oggi. E questo non toglie che fosse un mondo difficile anche allora ma la differenza di epoca mi impedisce ogni tentativo di immedesimazione e anche la differenza di società, perché il mondo USA, che conosciamo solo attraverso la TV, è molto diverso dal nostro.

mercoledì 19 aprile 2017

Scrivere, e poi?

Avrei dovuto uscire con un nuovo libro l'anno scorso ma a quanto pare ci sono state difficoltà creative perciò i tempi si sono allungati, ma non temete, nel 2017 avrete il dispiacere comunque di leggere qualcosa di mio.
Però ci sono stai momenti, negli ultimi due anni, di crisi creativa, di svogliatezza nera, da non riuscire a trovare la minima voglia per mettere una parola dietro l'altra. Una delle vittime (incolpevole in questo caso) della situazione è stata la mia collaborazione con Fantasy Magazine, ma comunque di tante idee che avevo in testa ben poco è venuto fuori. Il problema è che anche le mie scarse aspettative non si sono realizzate e non credo si realizzeranno. Di questo parlo oggi. Non di come navigare nelle difficili acque dell'editoria o dell'autopubblciazione. Non sono uno di quelli capaci di creare manuali sul come e per come dello scrivere, anche io leggo ciò che scrivono altri in merito, posso darvi però la mia personalissima, esistenziale visuale su come vedo andare le cose.

lunedì 10 aprile 2017

Life - Non oltrepassare il limite

Non so chi sia Daniel Espinosa, regista di questo film (secondo Wikipedia "svedese di origine cilena"), certo la Columbia lo ha ritenuto adatto a girare un film di un certo peso (ovvero budget) e con attori di tutto rispetto. Non hanno rischiato sulla storia, perché ne hanno presa una già bell'e pronta. Infatti Life - Non oltrepassare il limite (semplicemente Life in inglese) è quasi un remake di Alien, compresa caccia all'alieno nei corridoi dell'astronave. Lo rende piuttosto inquietante il fatto che si svolga tutto molto vicino a noi: l'alieno è stato pescato (senza saperlo) da una sonda che esplorava Marte, e il luogo dove si manifesta è la Stazione Spaziale Internazionale, dove un gruppo di studio si occupa di verificare i campioni marziani. Il tutto ha una logica, nel senso che non si vuole correre il rischio di contaminare la Terra (ed è, sebbene più in senso lato, una preoccupazione anche in Alien).



Temi presi da un vecchio capolavoro, quindi, e aspetti visivi che ricordano molto Gravity, altro successo di fantascienza, questo però recente. Life - Non oltrepassare il limite è certamente scarso di identità propria anche se ci sono dei bravi attori, ma non si può negare che sia ben fatto e con un passo capace di prendere l'attenzione.

mercoledì 5 aprile 2017

The Lone Ranger

Ci sono film che vengono trattati a pesci in faccia e falliscono al botteghino perché la casa cinematografica sceglie, in seguito a scannamenti e notti dei lunghi coltelli interne, di non sostenerli. Così non hanno pubblicità, escono nel momento sbagliato e finiscono in competizione con i dominatori previsti della stagione, escono in poche sale e via dicendo: fiasco assoluto, perdite multimilionarie.


 John Carter era uno di questi film, ma avendolo visto e apprezzato posso dire che in realtà non era niente male. Avevo molta meno fiducia in The Lone Ranger, del 2013 (prodotto da Disney, che a volte i film li azzecca con guadagni colossali, ma alle perdite abissali non è nuova), ma ho voluto toccare con mano. Il risultato è stato abbastanza disastroso, per la verità, anche se questo film non è stato un "fiasco" come incassi, semplicemente non ha recuperato le enormi somme spese per produrlo.

venerdì 31 marzo 2017

La Fine dell'Età del Bronzo

Non è raro che le mie letture vengano influenzate da altri blogger, e non fa eccezione questo 1177 a.C. Il collasso della civiltà, di Eric H. Cline, un bel libro divulgativo che ci porta, fra prove documentali, testi d'epoca e interpretazioni archeologiche, ci porta a un epoca che per la maggior parte di noi può suscitare solo qualche confuso ricordo scolastico e forse nemmeno quello. Tra Assiri, Babilonesi, Ugariti, Cassiti e Mitanni (questi tre nomi al liceo non li avevo proprio sentiti), Cananei, Egizi, Ittiti e Micenei, e non dimentichiamoci dei Cretesi, si parla di civiltà che erano già abbondantemente scomparse, con l'eccezione degli Egizi ovviamente, quando cominciò la storia che ricordiamo un po' di più, quella meglio documentata, con i Greci e i Persiani, Alessandro Magno, l'antica Roma e via dicendo.


C'è da dire che questo mondo dell'Età del Bronzo non era poi così oscuro come le scarne notizie ci farebbero pensare. È vero che dobbiamo scavare nel profondo passato: si parla di un'epoca che va dal 3000 e rotti avanti cristo fino al 1177 del titolo del libro, che in realtà è una data simbolo ma non l'ultimo respiro di queste civiltà.

lunedì 27 marzo 2017

Iron Fist

Mentre per i film di supereroi Marvel non posso dire che siano noiosi o riusciti male, ma solo che dopo averne visti tanti la loro formula m'è venuta un po' a noia, delle serie TV Marvel su Netflix non posso parlare un gran che bene. Non ce l'ho fatta a terminare Jessica Jones e ho visto solo una puntata di Daredevil, anche Luke Cage l'ho mollato a metà stagione. Pure con questo Iron Fist le cose stavano iniziando molto male con una puntata iniziale che non mi ha davvero ispirato. Vediamo un po'... un tipo riccioluto, scapigliato e con la barba lunga se ne va in giro per New York con l'aria dell'hipster povero, sfoggiando saggezza buddista. Istintivamente mi sta antipatico, ma procediamo. Costui dice di essere Danny Rand, erede di una famiglia proprietaria di un impero industriale distrutta da un incidente aereo 15 anni prima, quando lui era un bambino. Ovviamente cosa fa? Cerca di entrare in contatto con gli attuali proprietari, del resto suoi amici di infanzia, che sanno senza ombra di dubbio che lui è morto con padre e madre.



Dal momento che gli ex-amici si sentono minacciati da questo barbone che pretende di essere il defunto Danny, la loro reazione è di non volerci nemmeno parlare e lui, anziché cercare di ricordare alcuni episodi che lo farebbero riconoscere per chi effettivamente è (il bello è questi esistono e già alla seconda puntata salteranno fuori) si fa intrusivo e insistente. Non minaccioso a livello fisico ma decisamente preoccupante, abbastanza da spingere Ward, ex amichetto un po' arrogante e nuovo capo dell'azienda, a scatenargli contro i suoi scagnozzi per levarselo dai piedi.