mercoledì 16 gennaio 2008

Fantasy Italiano: grande autore cercasi?

Questo è stato, con qualche minima differenza, un mio intervento su un gruppo di lettura di aNobii

Il sottoscritto ha conosciuto il fantasy molti anni fa quando praticamente l'unico italiano facilmente reperibile in libreria era Gianluigi Zuddas (e le uniche case editrici, praticamente, erano Fanucci e la Nord). Il mio secondo tentativo, in uno slancio patriottico, fu quello di comprare "Nel Segno della Luna Bianca" di Aldani e Piegai. Un libro che più brutto di così non si può: da allora per molto tempo ho evitato gli scrittori italiani come la peste... Pregiudizio che estesi in qualche modo perfino a me stesso, tenendo il mio manoscritto nel cassetto per oltre dieci anni prima di vedere che il clima era cambiato, e decidermi a rivederlo per cercare di pubblicarlo (attualmente partecipa ad un concorso). Scherzi a parte, ero convinto che fosse praticamente impossibile pubblicare.

Adesso vedo che esiste un certo fermento, segno che ci sono italiani che scrivono e italiani che li vogliono leggere.
Oltre a resuscitare il mio sforzo personale, questa atmosfera mi ha spinto a cercare di leggere gli esordienti: proprio qui ho commentato gli sforzi di diversi autori della nuova leva e spero che molti altri lettori comprino i loro libri, facendo emergere (prima o poi) qualche nuovo, valido scrittore.



Autore italiano a caccia di una casa editrice

L'importante non è che riescano a pubblicare in centomila, ma che si formi un giudizio nel pubblico, un'opinione condivisa che faccia emergere qualche scrittore veramente bravo e convinca magari qualcun altro a trovarsi una strada diversa.

In questo periodo (l'opinione è personalissima e l'approfondirò magari in un altro momento) il fantasy è popolare ma non escono molti libri di grande qualità. Perciò all'estero non stanno necessariamente meglio che da noi. Impera il bestseller, il libro adatto solo ai ragazzi, il clone di Tolkien un tanto al chilo. C'è però una cosa che all'estero abbonda e da noi, secondo me, è carente: la preparazione tecnica. Forse mi sbaglio, magari ho questa impressione perché i libri degli esordienti stranieri non arrivano da noi, a meno che non siano dei successi al primo colpo? gradirei l'opinione di chi abbia potuto osservare più da vicino come vanno le cose all'estero.

Non so se le opinioni che si trovano in un forum o su un blog contino per aiutare un libro ad avere successo (termine molto relativo in Italia); al massimo contribuiscono a fare “opinione pubblica.” Personalmente quei libri che ho commentato li ho trattati con un minimo di simpatia e senza strafare né nell'esagerare dei difetti né nel dare inutili lodi sperticate quando ci sono evidenti problemi.
Temo comunque che gli esordienti di casa nostra (all'estero, ripeto, non so se siano più bravi...) siano relativamente poco preparati e compiano parecchie ingenuità. E certe case editrici non li aiutano, dal momento che pubblicano testi con evidenti errori di ortografia, fanno brutte copertine, rovinano i loro sforzi. Non ho trovato ancora un libro su cui dire senza mezzi termini che è da buttare dalla finestra, ma neanche un ottimo autore già maturo per il successo. Non mi metto su un piedistallo, la mia è la valutazione di un lettore qualunque. Magari lo stesso giudizio varrebbe anche per me, se finalmente pubblicassi...

14 commenti:

Anonimo ha detto...

ma fino a che per pubblicare bisognerà essere raccomandati da qualcuno...

Claudio Giubrone (su FM Bartimeus88) ha detto...

Non so come stanno messi gli esordienti negli altri paesi, ma non credo che, sostanzialmente, ci sia tanta differenza coi nostri. Il problema che si fa in Italia è paragonare gente con tanta esperienza alle spalle con chi se la deve ancora fare. Un parametro (riguardo il fantasy) per giudicare esordienti italiani e americani sarebbe la presa di coscienza dei meccanismi del fantasy. Non parlo delle tecniche di scrittura (mostra o raccontare, narratori, infodump ecc.) ma conoscere gli schemi base del fantasy, capire che ci sono delle linee guida che in base al genere di fantasy vanno seguite. Sembra un paradosso, ma se ci si basasse solo sulla fantasia si creerebbero opere senza senso, snaturando l'essenza del cosidetto sense of wonder che non risiede nell'illogico. Va così che si deve seguire la logica (pena l'illogicità strutturale) per fare un fantasy sensato e solido.
Capiti questi meccanismi si arriva al punto dell'originalità. Posto che ci deve essere logica, le vie da seguire non sono infinite come si crede. E' come se i primi scrittori fantasy abbiamo scoperto il continente e a noi resti il compito di riempire i pochi buchi rimasti nella mappa. Il problema di questi buchi è che sono piccoli, per cui l'agognata originalità al 100% non esiste.
In Italia (scusa se ho divagato) ho notato che ci s'incentra molto sull'ambientazione mediavale; ciò però ti pone su binari solidi dai quali è difficile deviare. Cambiando ambientazione si potrebbe fare qualcosa di più originale, almeno in Italia. Se ci si pensa, tutti i più grandi best-seller fantasy sono ad ambientazione medioevale-cavalleresca, con alcune eccezioni (tipo la Rowling) che dal punto di vista italiano sono simili a mosche bianche (io ne ho vista una verde e cieca).
Al di là della trama resta però, giustamente, la qualità.
Sono uno di quelli che prova a scirvere un fantasy, è sinceramente provo un moto d'odio e d'invidia quando vedo e sento di tanti che scrivono fantasy e vorrebbero pubblicare. Provo odio perché sembra quasi che scrivere fantasy sia facile (datemi uno che la pensa così e lo distruggo) e invidia perché io non riesco a pensare (e sottolineo pensare) oltre 30 buone pagine.
Non basta, conoscere gli schemi e seguirli; non basta prendere ispirazione dallo scrittore del momento e fare un opera simile; non basta leggere le opere degli altri.
Uno scrittore, italiano e no, dovrebbe prima di tutto pensare a cosa vuole scrivere e come scriverlo. C'è gente che, pur conoscendola, si rifiuta di usare la scaletta! Se bastasse l'ispirazione del momento, per fare un libro, al momento io avrei scritto dieci libri! E invece no! Sono ancora qui che mi chiedo che tipo di fantasy voglio scrivere IO (poi, sull'utilità del leggere sempre io parlerei anche dei difetti da evitare) e nel frattempo scrivo le idee che mi vengono, le modifico, le adatto ad altre, le assemblo e così via sperando di riuscire a scrivere un intera storia che non sia banale, già vista al 100%, sensata e mia.
Finora l'uncia cosa che ho capito è che sono un mito nel fare inizi interessanti che starebbero bene in un anime, ma per il resto devo ancora lavorare.
Applicazione, costanza, pazienza divina e coscienza di sè: questo ci vuole.

P.S Sarò egoista, ma in un certo senso spero che si continui a lungo a dire che il fantasy italiano fa pena (anche se non credo sia vero, pur non avendo letto nulla degli scrittori italiani) così da poter far ricredere tutti quando ci riuscirò io a pubblicare.

Bruno ha detto...

Beh quello che NON volevo fare è proprio il paragone tra esordienti italiani ed autori affermati stranieri. Da qui le mie curiosità.
Quanto alle possibilità aperte, io non sono così pessimista (e l'originalità al 100% non la vedo come un dovere, però credo che ci debba essere una dose di originalità, se no uno che scrive a fare?). Qualsiasi strada può essere aperta, e se non è aperta, inventata. Basta, come dici tu, costruire la strada con solidità e coerenza. Se davvero molti pensano che scrivere fantasy sia più facile, io penso che sia più difficile (e se ho ragione, può essere una spiegazione per alcune cose immonde che ci sono in giro, e non solo italiane): perché ambientare una trama in un'epoca storica richiede solo informarsi (per coloro che si prendano la fatica di farlo!), ambientarsi in un mondo immaginario impone la creazione di un complesso mosaico con tutte le tessere al posto giusto, perché in un'ambientazione ogni cosa è in relazione alle altre.

Luca ha detto...

Beh io alcuni autori italiani bravi li ho trovati, ne cito alcuni, D'Angelo e Redivo. Cmq hai ragione ormai dilagano i libri che seguono la "scia di..", tristissimo.
Luca

Bruno ha detto...

D'Angelo e Redivo... dovrò leggerli, prima o poi...

Francesca ha detto...

come ho detto da me, concordo abbastanza. io personalmente cerco di migliorarmi, di imparare e di andare oltre i miei limiti (che esistono). però ti posso dire una cosa: io ho un'amica che legge molto in inglese, anche FF e testi online di amatori (i Fantasy Story d'oltre manica o oltre oceano) e ha rilevato in effetti una qualità maggiore anche in quel tipo di testi.
Io stessa sono una fan delle antologie di Marion Zimmer Bradley che spesso pubblicava racconti di giovani e anche opere prime e non si possono certo paragonare a quel che circola in Italia. Su questo mi sento di darti ragione. Forse perchè non siamo abituati a crescere i giovani autori. Forse perchè non siamo abituati al genere in sè. Forse perchè molti amano i cloni...
Lo sai, io penso che si debba studiare anche per scrivere e questa cosa non me la toglie dalla testa nessuno.
Claudio dice una cosa giusta nel suo commento: Un parametro (riguardo il fantasy) per giudicare esordienti italiani e americani sarebbe la presa di coscienza dei meccanismi del fantasy.
Giusto!
Copiare il già fatto senza aver presente quello che si sta facendo, da dove arriva il fantasy e dove sta andando, secondo me non favorisce la scrittura delle nostre giovani leve.
Cambiando ambientazione si potrebbe fare qualcosa di più originale: Io l'ho fatto, ma come sai... beh, non me si fila nessuno ç_ç
Uno scrittore, italiano e no, dovrebbe prima di tutto pensare a cosa vuole scrivere e come scriverlo: anche questa è una cosa verissima, che in tutti i corsi di scrittura insegnano e che a volte ai giovani autori sfugge. E da qui si potrebbe partire per fare altre mille considerazioni, cose di cui forse noi abbiamo già ampiamente parlato, ma siamo mosche bianche.
Cmq, consolati... tu hia trovato me -_^ Dai, lo sai che scherzo. Se c'è una che proprio non si crede la grande innovatrice del fantasy italiano sono io. Perchè ad esempio io amo la semplicità nelle trame e lavorare molto sui personaggi. Ad ogni modo non tutti gli esordienti fantasy sono da buttare, solo secondo me (e in questo hai ragione) nessuno ancora degno di essere un nome autorevole. Ma per questo ci sarà tempo, no? Cresceranno, cresceremo. Spero

Bruno ha detto...

Sul copiare i filoni che vanno per la maggiore non mi esprimo neanche, il fantasy senza fantasia mi fa cadere le braccia, d'altra parte ne avete parlato a sufficienza voi.

Il sospetto che altrove siano più bravi a questo punto viene anche a me. Però nel settore specifico (fantasy e fantascienza) la possibilità di pubblicare esiste da pochi anni. Prima era un miraggio, era un privilegio riservato a pochissimi.
Terminai il mio libro nel 2007, undici anni fa. Poi mi guardai in giro, valutai le possibilità di pubblicare, e non ci provai nemmeno.
C'è poco da meravigliarsi che gli autori debbano ancora crescere.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Bruno ha detto...

Misteritalia.it non sembra andare benissimo visto che... il nome del dominio è in vendita. Quanto al Blog di Caruso, cercherò di dare un'occhiata...

anto ha detto...

ragazzi c'è ancora qualcuno su questo blog??

Bruno ha detto...

@anto: di gente ce n'è, sono soddisfatto (nei limiti di un blog che parla di argomenti così specifici), ma questo post è di un anno e mezzo fa...

Palestrione ha detto...

Il problema fondamentale, secondo me, è che le case editrici, qui in Italia, puntano molto sul mercato, pertanto il libro è diventato merce, non un'opera letteraria. Mi rendo conto sempre di più che oggi gli autori italiani bravi sono veramente pochi. Si punta molto a vendere e le grandi case editrici pubblicano solo se hanno un rientro garantito delle spese. Il fantasy, poi, è un genere letterario che qui in Italia non potrà mai decollare. Prima di tutto perché non è considerato un genere "elevato" e poi perché già ci sono scrittori fantasy stranieri che si importano dall'estero. Peraltro i cultori del fantasy ci sono, ma non tutti i lettori amano il fantasy ("Il Signore degli Anelli" è un'eccezione perché è il fantasy per antonomasia).
A questo aggiungi anche il contributo delle spese di stampa a carico dell'autore (le case editrici italiane non investono) e si capisce perché la nostra letteratura sia in crisi.
Ciò nonostante, penso che per un autore esordiente, come nel mio e nel tuo caso, sia fondamentale soprattutto farsi leggere e conoscere, perlomeno da chi si trova nella stessa barca. Per uno scrittore esordiente conta, come hai detto tu, giustamente, che si formi un'opinione pubblica sul suo stile e sui suoi contenuti. Le vendite possono venire in un secondo momento. Peraltro non dimentichiamoci che uno scrittore, prima di diventare famoso, deve fare molta gavetta e deve subire molte delusioni (anche un grande come Stephen King le ha avute).


Che la Forza sia con te,


Palestrione

Anonimo ha detto...

In Italia per fare qualsiasi cosa a volte bisogna essere raccomandati purtroppo! Ma dovrà cambiare prima o poi!

www.ilfuocosegreto.wordpress.com

Bruno ha detto...

carino, il sito