sabato 8 marzo 2008

Ebbene parliamone...

Mi rendo conto che non ho voglia di discuterne. Eppure è un fenomeno che non si può ignorare, nel panorama del fantasy nostrano. Perciò, parliamone.
Le serie di Licia Troisi non le conosco nel dettaglio, ho solo terminato Nihal della Terra del Vento senza continuare la trilogia, rinunciando al lusso di poter leggere gratis i libri prestati da un amico: come mai? Semplice, non mi diceva un gran che. Certo, c'era avventura, una ambientazione fantastica, una bella cartina, tutte quelle caratteristiche che nei libri attirano per lo meno la mia attenzione. Ma ero stato avvertito che si trattava di una storia molto semplice destinata ai più giovani. Per "i più giovani," qui si intenda anche un 25-30nne con poche letture alle spalle. E infatti, come sospettavo fin dall'inizio, questo libro non era per me. Ho alle spalle molte letture, e tanto tempo per sviluppare i miei gusti, decisamente troppo perché mi piacesse Nihal.

Delle incongruenze, o dei vari problemi stilistici del libro hanno già parlato altri, con più o meno competenza. Della scarsa congruenza di Nihal come eroina guerriera ho già parlato io, in un articolo che appare su Fantasy Magazine. Ma è un argomento che qui non serve: se Nihal fosse stata realistica, credo, il libro non sarebbe venuto incontro ai gusti del suo pubblico. Quello che mi interessa qui infatti è comprendere le ragioni di questo successo.

Perché con tutto quel che si dice di questa autrice e del suo lavoro, alla fine ci si riduce a delle considerazioni superficiali. Non credo che la casa editrice abbia pubblicato una storia qualunque perché tanto con la pubblicità si alterano e modellano a piacere i gusti del pubblico. Non sarebbe stata la prima volta che il successo manca a un libro (o a un film) nonostante la spinta pubblicitaria. Non credo che l'autrice sia priva di capacità, come non credo che sia un genio della letteratura. E non credo nemmeno che basti sempre e comunque scrivere una storia molto digeribile come stile per piacere ai lettori.

La mia ipotesi è che Licia Troisi sia riuscita molto bene a venire incontro ai gusti del pubblico giovane mescolando abilmente elementi differenti. E questo, indipendentemente dalla qualità tecnica o artistica più o meno buona dei suoi libri. Se avesse seguito alla perfezione la formula del bestseller certi errori non ci sarebbero stati, certe cose sarebbero scritte meglio, ecc... va detto tuttavia che in un dettaglio fondamentale la formula l'ha rispettata: nell'estrema leggibilità e scorrevolezza del libro. E ha centrato il bersaglio più elusivo di tutti: incontrare alla perfezione i gusti del pubblico. Pertanto se non è operazione perfetta, Nihal (coi seguiti vari) è un esempio molto abile di come si costruisce un successo commerciale. Dal momento che in questo blog ogni tanto piango sulle logiche di mercato e sul loro effetto su ciò che ci è dato di leggere (e vedere al cinema), potrei anche dire che la cosa non mi piace, ma da qui a dire che l'autrice è una incapace, come fa chi cede alla tentazione del rosicamento, ce ne vuole. Licia Troisi ha fatto un ottimo lavoro, oppure ha avuto una notevole ispirazione se l'operazione è inconsapevole da parte sua. Certamente chi ha deciso di investire su di lei ha azzeccato la scelta.

Facciamo qualche passo indietro. Ogni generazione ha la sua. Carosello... Alan Ford... Mazinga e Goldrake... Lady Oscar... Duran Duran... Tex Willer... U2... Happy Days... Eccetera. Dall'adolescenza fino a, per alcuni, quella tarda gioventù dei trenta-e-qualcosa, tutte le generazioni hanno le canzoni, gli spettacoli, i fumetti che ricorderanno sempre, perché sono l'immaginario di quando è stato il loro tempo.
Gli altri non capiscono la cavolata del momento ed è normale che sia così (e seguire la moda del momento è quindi il segno di distinzione di cui vanno fieri i giovani di turno). In seguito, la gente inevitabilmente cresce e si distanzia da questi miti, pur ricordandoli con affetto.
Prendiamo ad esempio un personaggio che mi è piaciuto. Dylan Dog è comparso quando avevo vent'anni e qualcosa, ma io l'ho conosciuto un po' dopo. Si fece notare a viva forza! Nonostante il fumetto fosse già in evidente declino, riuscì a sfondare e ad oscurare il "classico" Tex, armato di storie dell'orrore semplici anche se magari non sempre irresistibili, e con il fascino di un protagonista indubbiamente azzeccato (appoggiato da una spalla degna di nota, Groucho). Malinconico e pieno di difetti di cui è consapevole, irrisolto e indeciso su cosa fare di sé stesso, con la sua età congelata sui trenta circa, Dylan poteva in effetti somigliare (e piacere) a un sacco di gente. Le sceneggiature, sia pure con lodevoli eccezioni, generalmente non erano proprio il massimo ma venivano rinforzate con suggestioni tratte da film e canzoni famosi e di sicuro impatto emotivo: un modo astuto per racimolare ispirazione qua e là mantenendo, nella citazione esplicita, la propria innocenza; e per rinforzare il legame con l'immaginario comune dei lettori. Anche la somiglianza dei volti di Dylan e Groucho con quelli di due noti personaggi del cinema segue questo schema; e come in Tex, si cerca a tutti i costi la riconoscibilità del personaggio facendolo vestire sempre allo stesso modo. Con questo formato il nostro eroe tetro e romantico è diventato un personaggio amatissimo. Non lo compravo regolarmente e non avrei potuto definirmi un "fan" ma l'ho sentito molto vicino per un certo periodo. Poi, quando io sono cambiato, a poco a poco Dylan Dog m'è diventato indifferente.

E poi arriva il Giappone! I miti di oggi sono altri. Ha sfondato il fantasy con Tolkien e i film tratti dalla sua opera, e ormai anche da noi molti sanno di cosa si parla quando viene menzionato. Ed è arrivato l'oriente, che per qualche aspetto mi piace, per altri no. Piace alla gioventù, comunque. Strani eroi, quelli che ci propongono gli orientali, con una frequente commistione di antiche tradizioni e tecnologia, e spesso con una specie di superomismo che s'incontra con immaturità, infantilismo e grandi debolezze psicologiche (vi dice qualcosa, riguardo all'eroina Nihal?). Eroi dal giovanilismo caricaturizzato, come rispecchiato nei tratti somatici dei personaggi di Manga e Anime. Ma non mi piace parlare su argomenti di cui poco so e non molto m'interessa (per quanto l'influenza che questa ondata orientale sta avendo sul fantasy mi preoccupa, eccome).
Nihal la mezzelfo con influssi culturali orientali è la miscela giusta, piacevole e semplice, di questi elementi. Se vogliamo, anche una sintesi con una certa originalità, per quanto il primo libro era rovinato da una storia veramente troppo approssimativa... gli altri non so. Non amo, come ho già detto, il bestseller studiato per essere tale, ma se io fossi capace di creare un prodotto del genere, lo farei considerandolo, in caso di successo, una sfida ben riuscita.
Riconosco l'abilità dove c'è, quindi, e non mi metterò a pontificare sui "ggiovani" che amano la Troisi. Se gli piace Nihal e la considerano il non plus ultra, bene. Non c'è bisogno di fare nessuna polemica. Chi di loro avrà voglia di leggere qualcos'altro e di allargare i propri orizzonti la metterà, prima o poi, nella giusta prospettiva. Se poi Nihal farà la storia della letteratura fantastica o no, credo di non poterlo prevedere io.

Volevo rendere questo post non commentabile per evitare il rischio che si scateni anche qui una di quelle risse che fanno aumentare gli hit dei blog, ma di cui io faccio volentieri a meno. Eviterò: bloccare la possibilità di parlare sarebbe sbagliato, e poi spero che la voglia di litigare su questo argomento sia finita.
Se siete d'accordo, o se invece credete che mi sbagli, vi prego quindi di intervenire. Con le dovute maniere.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Cosa c'entra Dylan Dog? Il paragone mi pare tirato per le orecchie

sommobuta ha detto...

La tua analisi sul libro di Licia Troisi mi trova completamente d'accordo...Anch'io, come te, ho letto solo il primo volume (e là mi sono VOLUTO) fermare...

Purtroppo, di questi tempi, in linea generale, si tende quasi esclusivamente a pubblicizzare opere che vengono presentati come "capolavori", ma che invece sono giusto al di sopra della mediocrità...

Il richio è che con opere "piatte e mediocri" si crea poi una cultura "piatta e mediocre"!

^__^ A prestoooooooo!

Dario ha detto...

Circa l'influenza dell'oriente (Giappone/Manga) sul futuro della scrittura creativa, credo sia inevitabile. Nulla viene inventato da moltissimo tempo ma esiste invece una progressiva trasformazione e sublimazione di ciò che colpisce l'immaginifico di chi scrive. Gli adolescenti di oggi sono i nostri potenziali scrittori Fantasy di domani ed oggi sono bombardati da cartoni animati e fumetti di questo stile. Non è pensabile che questo non abbia conseguenze, forse Nihal è soltanto la prima di una lunga serie...

Bruno ha detto...

@anonimo: i paragoni non sono mai perfetti ma a mio parere questo è abbastanza valido per mostrare come si va a caccia dei gusti del pubblico. Il discorso delle "citazioni," delle ispirazioni piuttosto trasparenti, è evidente in entrambi i casi, per esempio.

@sommobuta: la pubblicità fa il suo dovere. Ed essendo quest'opera così "generazionale," è evidente che chi non rientra nel target difficilmente ne avrà una opinione molto positiva. Detto questo, non ho letto i seguiti...
ciao e a risentirci.

@dario: se avremo anche noi una letteratura fantastica in salsa ninja e ne saremo sia consumatori che produttori, che sia... spero che la conseguenza non debba essere però la totale scomparsa del fantasy classico. Anche se, con l'attuale appiattimento sui canoni tolkieniani (banalizzati), non mi verrebbe poi nemmeno da strapparmi i capelli, visto che leggo più frequentemente e più volentieri roba di parecchi anni fa.

Anonimo ha detto...

In una cosa Troisi e Dazieri sono stati bravi, hanno operato ogni scelta con riferimento ad un lettore tipo e che non era un lettore abituale di fantasy, perchè altrimenti non si sarebbe mai arrivato a quelle tirature e probabilmente neppure un vero lettore. Melissa P ha venduto anche di più (2 milioni e mezzo di copie) e i 3/4 sono persone che non hanno mai comprato un libro. La mia ragazza non ama leggere, eppure si è spazzolata in poche settimane TUTTI i libri di Dan Brown (Guardate che ci vuole stomaco! Non per niente sta con me, ha ha). Ci sono scrittori che si rivolgono ad un pubblico essenzialmente di non-lettori. é un bene, è un male? boh, male non è ampliare il numero dei lettori, ma concordo con altri ritenendo che è difficile che certi libri possano far innamorare della lettura. La mia ragazza oltre Dan Brown non ha provato desiderio di leggere altro. direi quindi che questo è un fenomeno neutro... passato Dan Brown, passata Melissa P, passata Troisi, chi è lettore resta lettore, chi non lo è si compra un cd o affitta un film.

Bruno ha detto...

Sull'utilità della diffusione dei bestseller si potrebbe discutere. Innanzitutto forse è meglio che chi legge poco almeno si legga un libro all'anno anche se "leggero."
In secondo luogo quello che dici forse è vero per molti, ma io mi auguro non per tutti (qualcuno il fantasy lo approfondirà, no?)... Fermo restando che non conosco Dan Brown, ma ritengo Nihal meglio dei "Cento colpi di spazzola" ...

Stefano Romagna ha detto...

Ciao! Molto interessante il tuo blog, ti seguirò con piacere. Io ho letto tutti i libri di Licia, e pur non ritenendoli capolavori, credo abbiano dei pregi non comuni.
Sul successo commerciale se ne sono dette di tutti i colori, ma secondo me l'alchimia giusta è stata uno stile semplice e diretto, che garantisce una lettura veloce e senza intoppi, unita a delle bellissime copertine e una valanga di pubblicità. Se poi aggiungiamo un pubblico di non lettori, la ricetta è servita, anche se a me non piace generalizzare. Io la Troisi l'ho apprezzata pur avendo letto prima fantasy di ben altra caratura. E ti dirò che migliora di libro in libro. Certo, se un lettore non ama le Cronache nè le Guerre del Mondo Emerso, probabilmente non gradirà cmq i suoi libri successivi (I dannati di Malva e La ragazza drago). Buona serata! ^^

Bruno ha detto...

Grazie per i complimenti, Stefano. Sul fatto che la serie di libri fantasy di Licia Troisi sia un ottimo prodotto professionale ed un successo commerciale azzeccato, che ha raggiunto il target che si proponeva, sono d'accordo. Inoltre, e questo non è un beneficio da poco, ora l'autrice ha la fama per dire e scrivere ciò che vuole, senza il dovere di puntare ogni volta al bestseller (questo grosso beneficio mi sembra che i detrattori non lo considerino).
Tuttavia per quanto mi riguarda riconosco la scorrevolezza e il lavoro complesso e intelligente che si è portato a termine, sicuramente invidiabile, ma questo libro non è tra i miei preferiti.