mercoledì 23 luglio 2008

Il film tratto dal libro

Ovvero, riflessioni su cosa succede quando si cerca di tradurre un libro di successo in un film di successo.
Mi sono chiesto: che scelte ha un regista, quando deve compiere questa operazione?
La prima considerazione da fare è sulla diversità dei due mezzi di comunicazione. Il libro è un enorme contenitore di concetti e descrizioni, può racchiudere trame complesse con moltissimi personaggi. Il mezzo cinematografico non può minimamente sperare di raggiungere tale mole di dati e complessità; d'altra parte ha altri vantaggi: la forza espressiva dell'immagine, il magnetismo degli attori.

Qualcuno non lo capisce oppure sfida questa realtà. I risultati a volte sono disastrosi, a volte controversi. Qualcuno sa inventare qualcosa di simile e allo stesso tempo diverso... altri cambiano proprio tutta la storia.

Nel 1984 di Radford la scelta è stata di contenere la durata nei limiti del ragionevole (dura un po' meno di due ore) ma senza rinunciare a toccare gli argomenti principali del libro, e a mantenersi fedeli alla trama. Risultato: troppo poche spiegazioni, quelli che hanno visto il film senza conoscere il libro non hanno apprezzato. Fare il film comprensibile solo per chi ha letto il libro è a mio parere peggio che fare un film troppo lungo e noioso per non volere "tradire" il libro.

Il Signore degli Anelli di Peter Jackson ha mantenuto una ragionevole aderenza alla trama del libro a costo di produrre un'enorme mole di materiale, da cui è nata una trilogia di film nessuno dei quali particolarmente breve (e in effetti per comprenderli bene bisogna prendere i DVD con la versione estesa!). Essendo le torme affamate di seguaci di Tolkien disposte a tutto pur di vedere il film del SdA, è andata bene. A me non è affatto dispiaciuta la serie (bello soprattutto il primo) ma penso che non passerà alla storia come un adattamento esemplare per il grande schermo.

Un altro che non ha rinunciato al film interminabile è sicuramente Terrence Malick. Un esempio lampante è La Sottile Linea Rossa. Completamente stravolto per poterlo effettivamente proiettare in sala. Molto bello, a mio modesto parere, la versione estesa non l'ho vista (non che fosse breve la visione cinematografica, comunque!) ma mi interesserebbe. Dal film tagliato si capisce che tanti personaggi del libro avevano in effetti una parte importante e poi sono diventati poco più di comparse per esigenza di brevità. Però non si capisce come mai il regista si sia inizialmente sforzato di essere fedele al libro quando poi ne ha completamente stravolto il senso, usando come protagonista una specie di soldato filosofo (Witt) completamente diverso dal pugile rissoso che era nella carta stampata.

Un bel film tratto da un bel libro è Il Tredicesimo Guerriero, film dalle pretese storiche ma che ritengo abbia il feeling di un (bellissimo) film fantasy. Purtroppo non ha incassato molto, ma sono certo che abbia lasciato il segno. L'autore del libro, Michael Crichton, partecipò alla regia: vorrà dire qualcosa?

Qual è il migliore modo di trasformare un libro in film, insomma? Penso che la risposta giusta, se c'è, sia rinunciare alla fedeltà assoluta alla trama, a meno che non si tratti di una storia semplice, che si possa veramente tramutare in una sceneggiatura.
Sarà bene salvare le idee forti del libro ma rinunciare a qualsiasi formulazione troppo complessa. Sarà meglio creare con il film qualche suggestione che richiami una sensazione simile (facile a dirsi, eh?).
Insomma il regista deve fare il suo mestiere e inventare la sua storia, ma senza arrivare al punto in cui lo spettatore-lettore si chieda: ma l'ispirazione al libro che fine ha fatto?

Quali esempi potrei portare di film che hanno saputo catturare il libro e andare oltre? A mio parere Arancia Meccanica di Kubrick perché ha rispettato la storia del libro però è anche "tutta un'altra cosa" come potenza espressiva (laddove il libro approfondiva soprattutto dei giochi linguistici e temi filosofici che nel film hanno peso minore), Blade Runner di Ridley Scott, che ha creato qualcosa di molto superiore al libro (i fan di Philip Dick non saranno d'accordo, immagino...). Lo stesso Ridley Scott è notevole a mio avviso in un altro film, Black Hawk Down, preso da un racconto-verità su un'azione militare realmente avvenuta, perché ne ha ricavato una rappresentazione cinematografica da mozzare il fiato. Ma su un film puramente di guerra è difficile fare ragionamenti.
Quanto alla lunghezza, in tempi recenti sono diventati comuni film di tre ore e anche più. A me va bene, come spettatore, se il film riesce a tenermi "incollato alla sedia," diventa però un difetto in più se non ci riesce.

4 commenti:

busto ha detto...

Il tredicesimo guerriero come film è un piccolo cult...il libro però è una specie di plagio del poema Beowulf!!

Bruno ha detto...

Ho letto il libro (Mangiatori di Morte se non sbaglio) ma non il poema, perciò difficile dire. Però il tono della prosa non è da poema epico, ma più da "diario di viaggio" dell'uomo acculturato (il protagonista che viene dal Medio Oriente) in visita ai selvaggi (i Vichinghi).

busto ha detto...

Plagio non a livello stilistico, ma di trama e personaggi...pensa a Bulywyf-Beowulf, il re Hrothgar praticamente è lo stesso, il pericolo che grava sul suo regno in questo caso non è Grendel ma i Vendol...d'altronde anche Michael Crichton ammise a suo tempo di aver preso ispirazione dal Beowulf; ovviamente il plagio non è perseguibile visto che si tratta di un poema di mille anni fa.
Comunque alla fine si tratta di un discreto prodotto anche per il libro, ben sapendo però che non è tutta farina del sacco dell'autore.

Bruno ha detto...

In effetti il tuo discorso ci può stare. Però il modo in cui la materia è ripresa e rielaborata è senza dubbio personale e originale, per cui alla fine il fatto che ci siano elementi del poema io personalmente lo reputo poco influente (ricordiamoci che in fondo nessuna trama, o quasi, si può davvero dire originale).