lunedì 3 dicembre 2012

Vogliamo l'Apocalisse! Ma davvero?

Ho affermato poco tempo fa che alle pandemie, invasioni di zombi e altre catastrofi che spazzano via l'umanità, lasciando pochi superstiti a vedersela come possono o creando un futuro di povertà con passatempi scemi e crudeli alla Hunger Games. Ora arriva (in inglese) sulla pagina di io9 questa riflessione sul perché le visioni apocalittiche siano così di moda (come quasi sempre su quel sito, vi è poi il link a un articolo più esteso: sempre in inglese).

In pratica, noi vogliamo che l'apocalisse avvenga perché le vite frenetiche e la disumanizzazione del giorno d'oggi ci hanno portato a saturazione e vorremmo un futuro "idilliaco" senza tecnologia. Questa è una semplificazione mia, ovviamente, l'articolo è più complesso, e riflette sul successo di certe serie televisive, tipo Revolution (facendo la pungente osservazione che non importa nemmeno più come l'apocalisse avviene, importa solo il dopo). Non posso commentare le serie TV che non seguo. Comunque per l'articolista l'apocalisse sarebbe, come la famosa livella, il correttore delle mille ingiustizie, il carnefice della macchina invisibile che governa spietatamente le nostre vite pur facendo finta di non esserci; creerebbe una nuova giustizia (alla Conan, direi) capace di riportare il potere della forza fisica ad avere la meglio sulle canaglie che sfruttano la gente rimanendo in un grattacielo dietro lo schermo di un computer. Renderebbe anche le relazioni sentimentali molto più semplici (io sono Tarzan, tu sei Jane...). Sempre secondo l'autrice del pezzo (Heather Havrilesky) anche una storia terribile come The Road nasconderebbe il segreto desiderio del suo autore per paesaggi deserti e orizzonti vuoti.
Alla meglio, fronteggiando le prospettive più terribili dell'apocalisse, si ha una scusa per le proprie fantasie morbose. Alla peggio si fantastica su un ritorno a un mondo "vero" e naturale.

La visioni apocalittiche, prima che strabordassero, mi piacevano. Ora stanno diventando come i romanzi fantasy dove l'elfo è raffinato con le orecchie a punta e il nano afferra rudemente la sua ascia, ed è esistita un'epoca d'oro cui vorremmo ritornare. Mi stanno stancando, stanno diventando un cliché. Mi chiedo se davvero nascondano il desiderio del "ritorno a una vita semplice" ma se davvero esistesse (e fosse maggioritario) questo desiderio inconscio, allora fa davvero il paio con un certo fantasy intriso di nostalgia conservatrice.

Chiunque abbia una minima dimestichezza con il funzionamento delle società avanzate dovrebbe sapere che non c'è alcun ritorno a un mondo naturale senza il sacrificio di miliardi di vittime. Senza il complesso sistema che vive di fertilizzanti, utensili, trasporti, elettricità, fabbriche, sale operatorie sterilizzate, su questo pianeta potrebbe sopravvivere solo una piccola parte delle persone che vivono oggi.

Inoltre, fa un po' ridere il fatto che tutti si identificano con l'eroe che ce l'ha fatta. I miliardi di persone che non sono sopravvissute sono stati convenientemente messi alle spalle. Chissà quanti si identificano nell'eroe che vive di cacciagione mangiata cruda e magari prendono quotidianamente qualche farmaco salvavita, e non pensano che nel caso in cui non venisse più prodotto, anche saccheggiando tutte le farmacie, potrebbero cavarsela solo per un po': poi arriverebbe la data di scadenza. O magari non sono giovani e allenati, non si trovano nelle condizioni fisiche migliori per affrontare certe situazioni, eppure tutti sono affascinati da questo futuro apocalittico. Senza contare che tante situazioni di sopraffazione, il ritorno all'homo homini lupus, possono divertire solo... finché il lupo sei tu.

Nello stesso tempo, a quello che sta succedendo nel mondo reale e alle possibili implicazioni sociali, politche e culturali (riflessioni che ho già proposto nell'articolo che ho linkato all'inizio) non se ne vuole interessare nessuno, o quasi. Probabilmente il crollo del nostro stile di vita fa troppa tristezza e troppa paura, è più bello immaginarsi con arco e frecce, a caccia di cervi tra le rovine dei grattacieli.







8 commenti:

Simone ha detto...

L'Apocalisse, che significa se non erro "manifestazione gloriosa" nella sua visione religiosa e filosofica, è associata a un'idea di cambiamento e miglioramento.

La sensazione insomma è che più che di morte o distruzione ci sia un desiderio di rinnovamento, di catarsi e di capire meglio il nostro scopo e i nostri obiettivi nella vita.

Simone

Bruno ha detto...

@ Simone: Va bene, ma bisogna arrivarci vivi al rinnovamento... Comunque può darsi che il desiderio dell'Apocalisse venga proprio da lì, da una terribile stanchezza verso il nostro mondo che, mi si perdoni il cliché, è sempre meno a misura d'uomo.

M.T. ha detto...

Penso che sia come suggerisci: il mondo che è sempre meno a misura d'uomo, con le sue ingiustizie, soprusi, corruzioni, manini, raccomandazioni, ha talmente stancato che il tabula rasa sarebbe considerata una giustizia. Certo colpirebbe tutti, ma colpirebbe anche e soprattutto i colpevoli, quando invece il sistema attuale non fa altro che coprirli e premiarli.

Bruno ha detto...

Eppure c'è una sorta di "mal comune mezzo gaudio" che non mi convince. O è una scelta nichilista (muoio io e pure quelli che se lo meritano) o una scelta di chi la vede nera (meritiamo tutti di morire) o di chi nutre qualche ottimismo di troppo (muoiono tutti, ma io resto e me la godo senza tutta sta gente stupida intorno...). Boh...

M.T. ha detto...

Forse questa attrazione per una distruzione di questa portata è la proiezione degli uomini di aver bisogno di ristabilire le priorità, sfrondando un superfluo che gli sta succhiando via più energie del necessario.

Bruno ha detto...

Be' immagino che ognuno la veda in un modo diverso. L'articolo studia la faccenda come fenomeno, e propone diverse deduzioni interessanti.
Ma si potrebbe anche dire che la cosidetta Apocalisse ormai per molti è diventata un modo come un altro di divertirci e di ridere di noi stessi.

maurolongo ha detto...

Questa è la logica di ogni scienziato pazzo che si rispetti, che quindi tanto pazzo non è. Il mondo andrebbe davvero purgato e occorrerebbe che il 99,99 % della popolazione umana morisse. "Meglio essere io quello che causa la catastrofe, in modo da potermi salvare"

Bruno ha detto...

@ Maurolongo: purtroppo, a parte qualche calzino molto usato, io non ho mezzi a mia disposizione per scatenare l'Apocalisse...