venerdì 14 giugno 2013

I contenuti morali dei libri e dei film

Questo post trae lo spunto da una discussione avuta in rete ma non vuole essere una polemica contro nessuno. Lo questione è:

La narrativa deve o non deve avere una dimensione morale?

Risposta mia istintiva: "Boh? Morale? Che noia! No, non deve!"
Forse non è però sempre così.

Per quanto riguarda il fantasy ho sempre pensato (contrariamente a molti italiani che ne scrivono) che non debba esistere nessun obbligo a introdurvi dei significati culturali o morali elevati. E allargo la mia opinione tranquillamente a qualsiasi genere e anche alla narrativa mainstream: creare semplice intrattenimento senza alcuna pretesa di infilarci un discorso o una morale è una cosa giustissima e va perfettamente bene. Allargando il discorso ai film, per me la valutazione resta la stessa. Tra l'altro per via di certi interventi clericali (contro Harry Potter, il Signore degli Anelli, The Hobbit ecc...) sono sempre un po' allarmato quando uno comincia a dire che lo spettacolo debba sempre essere anche educativo. Sarebbe bello, invece, se le televisioni dovessero bilanciare i loro contenuti anziché correre dietro al minimo comune denominatore degli interessi del pubblico, ma qui sto divagando. Se si parla di una singola opera (libro o spettacolo per lo schermo) penso che non ci sia il dovere di farne qualcosa di educativo o morale.

Però ho sentito alcune valutazioni su certi capolavori odierni che vanno per la maggiore: un famoso filmone di vampiri e il più recente The Hunger Games. Io sono svantaggiato perché in entrambi i casi ho visto il film ma non ho letto il libro, comunque procediamo.



Valutazione numero 1: Twilight è un film terribilmente maschilista. Il vampiro che si "innamora" di Bella praticamente è uno stalker. Lei vive una fantasia di annullamento, di sottomissione cieca. Al di là della situazione fantastica c'è una misoginia intrinseca in questa situazione

Valutazione numero 2: The Hunger Games è moralmente discutibile per la logica che se ne trae e per il personaggio della protagonista. Katniss è una finta eroina, una donna forte che non è forte per niente. Ficcata in un gioco mortale non combatte, non uccide nessuno, ne vuole uscire pulita, non accetta compromessi che possano ledere la propria integrità. Ma lo fa senza rinunciare a giocare e senza fare praticamente nulla di positivo, aiutata da colpi di fortuna inverosimili che la risparmiano quando sarebbe arrivato il suo turno di morire. Il romanzo è un fallimento morale nel senso che gli eroi devono accettare la filosofia di fondo del sistema pur non condividendola, rassegnandosi a una realtà in cui la violenza risolve le situazioni. E' un incitamento al darwinismo sociale.


Cominciamo da Twilight. Se nel libro ci sia qualcosa di meglio che nel film io non lo so, comunque la storia di come nasce la relazione di Bella con Edward qualcosa di ridicolo ce l'ha. Bella viene travolta dal fascino del principe azzurro come in un romanzetto rosa di cinquanta anni fa, solo che il principe non è così azzurro e ha un fascino un po' pericoloso e tenebroso. Le femministe magari si indignano ma i romanzi rosa esistono da un sacco di tempo. Magari la gente dovrebbe essere più consapevole di cosa si tratta. Usare termini come supernatural romance confonde un po' le acque. Non è una tragedia se una quindicenne legge un romanzo rosa anche se io forse non gliene comprerei uno se fossi... padre. Ricordo una frase sentita in libreria: babbo alla figlia: "Non andare a prendere un altro libro di vampiri che non te ne compro più!" La figlia ha risposto seccata qualcosa tipo "mica te lo avevo chiesto" e poi non ho seguito ulteriormente la scenetta. Ad ogni modo non sarebbe stato un crimine se gliel'avesse comprato!

Per quanto riguarda The Hunger Games la protagonista a un primo impatto non mi dà alcun fastidio. Anzi, nella generale ridicolaggine di tutta la storia, trovo gradevole questo personaggio di ragazza che non fa la superdonna ma sottolinea il suo punto di vista con integrità e umiltà, certamente è un personaggio femminile più vero di Lara Croft o di Nihal della Terra del Vento. Se un autore o un regista vuole raccontare la storia di questa tizia costretta a "stare al gioco" e a partecipare a una sfida mortale, deve per forza essere obbligato a metterci una morale positiva, a raccontare una storia in cui Katniss si ribella e riesce a distruggere il sistema?
No, non è obbligato, ma c'è un problema.

Il problema è che molti romanzi per ragazzi oggi hanno contenuti discutibili e questo decisamente narra una realtà inquietante senza inquadrarla in una logica giusta o in una dimensione etica. Finché di questa roba ne fruisco io o un altro adulto non c'è nulla di male. Non sarebbe certo la prima volta che leggo qualcosa di amorale. Un autore che amo, Jack Vance, da poco scomparso, scriveva fantasy per adulti: uno dei suoi eroi, Cugel l'Astuto, è un cinico approfittatore e predone le cui truculente gesta sono a volte alleviate dal fatto che la sua vittima si merita una punizione, ma a volte nemmeno da quello. Lo leggo, ci faccio qualche risata ed è finita lì. Ma, ripeto, Vance si rivolgeva agli adulti.

Non posso sapere se Katniss e i suoi amici costretti a giocare ai giochi mortali di Panem (gli USA nel film) riusciranno nei successivi capitoli della storia a ottenere giustizia, ma il messaggio violento che passa comunque non è adeguato, e non è adeguato proprio all'età del pubblico a cui film e libro sono rivolti.

Quindi sì. Almeno dove ci sono contenuti violenti o di ingiustizia che trionfa, e sono rivolti ai minori, preferisco che uno spettacolo abbia una dimensione morale.
Quanto agli adulti, per me chi è maggiorenne e vaccinato deve essere libero.

(se vuoi sapere come la penso sulla necessità di censurare, leggi questo vecchio post).



10 commenti:

Giuda ha detto...

Io ho letto Twilight e visto il film, perciò ti posso dire che il tuo giudizio è corretto per entrambi. Nel libro si ha in più tutto il monologo interiore di Bella, che te la fa sembrare anche più cretina visto che, sul fatto che Edward sia il vero amore e che lei senza di lui non è niente, ci crede davvero. Sì, è agghiacciante, una ragazzina che si identifica in lei sta messa male. Invece The Hunger Games non l’ho letto né visto, quindi non dico nulla.

Sull’idea che debba esserci o meno una morale, risponderei che non m’importa.
Spesso la vita non ce l’ha, e i libri che preferisco sono quelli in qualche modo più realistici sul versante del rapporti interpersonali – anche se a tema fantastico. Anzi, soprattutto. La scusa del “tanto è fantasy” non vale, anche se qualcuno ci gioca.

Quando si parla di genere young-adult però le cose cambiano leggermente, più che altro perché quella è una fascia d’età in cui il lettore tende ad essere ancora acritico e mandare giù e assimilare tutto quello che legge. Perciò, se un lettore più maturo può leggere tranquillamente comportamenti sbagliati, li sa riconoscere e mettere nella giusta prospettiva, un adolescente invece non ne ha gli strumenti. La risposta però – credo – non può essere la censura, ma una diversa classificazione dei libri. Non è che, perché i protagonisti sono giovani, debba per forza essere indirizzato al pubblico adolescente. Magari, questi fanno e vivono roba che è più letteratura adulta. Si dovrebbe ragionare in termini di storie e non di età dei personaggi, ma siccome agli adolescenti piace leggere roba che li fa sentire grandi, il mercato gli propone questa merce e loro ringraziano. Come si dice, è un matrimonio voluto all’Inferno.

Bruno ha detto...

Infatti. E temo che classificare diversamente i libri non risolverebbe le cose (nemmeno la censaura, forse). Il guaio è una mentalità in nome della quale pur di vendere si passa sopra a ogni altra considerazione: sigarette (oggi sigarette elettroniche), hamburger che fanno venire colesterolo e diabete, spettacoli e giocattoli diseducativi, TV spazzatura.

Giuda ha detto...

Sì, il mercato vince su tutto. In qualche modo amiamo farci male, specie quando sappiamo che lo stiamo facendo. È una cosa che, boh… si potrebbe filosofeggiare su mille motivi. Per esempio che fa sentire trasgressivi, immortali, ecc. e quindi ingannevolmente felici. Gli adolescenti soprattutto.

Bruno ha detto...

Chissà perché poi la libertà è solo libertà di fare, vedere, leggere, mangiare, fumare pessime cose :)

Salomon Xeno ha detto...

Hai fatto bene a distinguere. I due romanzi da te citati, perlomeno il secondo, sono venduti come "young adult", il che significa che al di là dell'ambigua categorizzazione sono indirizzati a un pubblico giovane. Io non sono fra coloro che demonizzano il puro intrattenimento, anzi, ho una istintiva antipatia per i libri con "messaggio". In ogni storia, anche nel fantastico, può capitare di incontrare un tema complesso affrontato in modo discutibile. Tanto più che, a pensarci bene, in Italia si tende a considerare il fantastico, e il fantasy in particolare, un genere per bambini.

Bruno ha detto...

Young adult è una categoria che indica quella fascia di ragazzi tra il propriamente adulto e l'adolescenza. Poiché il concetto è importato di peso dall'estero può sembrare ambiguo a noi ma nei paesi anglosassoni è già un po' più definito: un quattordicenne può essere considerato uno young adult così come un diciottenne (o anche un lettore con qualche anno di più); si tratta insomma di quella fascia giovanile che non si farebbe prendere manco morta con in mano dei libri indirizzati ai bambini ma che comunque nei suoi svaghi si indirizza verso storie vivaci e non troppo complesse.
Per inciso il fantasy secondo gli addetti ai lavori italiani fondamentalmente è indirizzato a questa fascia di lettori e basta.
Detto questo e stabilita la fascia di età dei potenziali lettori, se Twilight può essere una cattiva lettura, in effetti per The Hunger Games mi spreco un po' di più :) ... è davvero una disgrazia che sia in circolazione.

Moreno Pavanello ha detto...

Purtroppo ho letto i libri di Twilight e ho visto i primi due film, di hunger games ho letto solo il primo e visto il film. Twilight è Lammerda e basta, e credo che possa essere anche dannoso per chi lo legge in giovane età. Con Hunger Games ci si risolleva un po', e in generale sono d'accordo con te: se il romanzo è indirizzato a ragazzi, non ancora in grado di cogliere le sfumature tra bene e male, è corretto inserire una dimensione morale. A noi vecchietti non frega niente, anzi: chi non si esalta quando Conan il barbaro depreda e uccide? Ma per i giovani, diciamo quattordicenni, trovo giusto che ci sia un po' più di controllo, perché passino valori positivi. Ueh', questi assorbono tutto come spugne. Insegnamogli cose sbagliate e le applicheranno in modi che noi non immaginiamo nemmeno. Dura fare il genitore.
Il Moro

Bruno ha detto...

@ Il Moro: il problema è che non vedo una grande dimensione morale nella storia di The Hunger Games, trovo anzi inquietante il proporre ai ragazzi questo "grande fratello" dove ci lasci la pelle...

Enrico Penaglia ha detto...

Sarebbe bello se certa spazzatura non vedesse mai la luce del sole, ma ciò implicherebbe un filtro da parte di chi la pubblica che definire utopico è fargli un complimento, oppure una maturità del mercato parimenti utopica.
Forse basterebbe che le case editrici la smettessero di equiparare acriticamente "fantastico" e "per ragazzi". Sarebbe almeno un inizio.

Bruno ha detto...

@ Enrico Penaglia: in realtà un po' di anni fa il concetto che sullo schermo può andare un po' di tutto non era ancora passato... negli ultimi decenni la TV è andata in peggiorando. Comunque il pubblico si deve assumere qualche responsabilità. Per quello che decide di vedere e per le fasce più deboli che non protegge.