martedì 16 luglio 2013

Storie di Copyright

Oggi, qualche storia interessante sul diritto d'autore e i rischi che comporta. Partiamo da Avatar, il visionario film di James Cameron. Visionario s'intenda solo per tecnologie usate ed uso degli effetti speciali, ovviamente. Le ispirazioni per questo film sono state tratte evidentemente da diversi lavori di fantascienza, creando un mondo coerente e originale e una storia semplicissima ma adatto alle necessità dei produttori; qualcuno però non l'ha vista così e ha fatto causa o si è lamentato.

Kelly Van ha affermato che la trama (capirai!) sarebbe stata copiata o pesantemente ispirata a un suo romanzo. Romanzo che però la scrittrice non ha pubblicato, a quanto pare. James Cameron avrebbe rubato le idee, ma come? Magari da un manoscritto inviato a qualche casa editrice nella speranza di una pubblicazione? C'è poca sostanza secondo me.

In maniera un po' più credibile un altro autore, Gerald Morawski, ha affermato che Cameron si sarebbe servito dei concetti presenti in un manoscritto che il regista avrebbe visionato, stavolta, sul serio (quindi già un passo avanti rispetto alla contestazione precedente).



Cameron aveva ricevuto il materiale, senza poi dare compensazione a Morawski. Il manoscritto parla di una tribù che vive in una foresta pluviale in lotta contro un'ostile compagnia mineraria, insomma sembra proprio che ci siano somiglianze con la trama di Avatar. Con una dichiarazione giurata James Cameron però ha parlato della lunghissima genesi di questo progetto nella sua mente, nelle sue annotazioni e anche in lavori precedenti (potete leggere in inglese un po' di questo su Hollywood Reporter). Nonostante la dimostrabilità di contatti con Cameron e con la sua compagnia, il giudice quindi alla fine ha deciso di non dare nulla a Morawski perché 1) non poteva dimostrare che James Cameron avesse preso idee da lui e 2) Cameron evidentemente aveva lavorato al proprio progetto in maniera del tutto indipendente prima di incontrare lui.

Avatar è una vera miniera di contestazioni. Più recentemente l'artista Roger Dean ha affermato che le isole galleggianti nell'aria del mondo di Pandora sarebbero ispirate al proprio lavoro, assieme a vari altri elementi. Potete osservare le immagini appaiate qui e fare le vostre riflessioni, con l'avviso che è stato già individuato un sacco di altro materiale che "potrebbe assomigliare" al lavoro di James Cameron e dei produttori di Avatar. Se dovesse ottenere ciò che vuole, Roger Dean riceverebbe 50 milioni di dollari e un'intimazione a non usare le sue idee in un successivo film (il che significa che un Avatar 2 si potrebbe fare solo dopo aver preso accordi con lui). Come finirà?

Passiamo ad altro. Chi si ricorda i Dee Lite? Gruppo di musica dance dei lontani anni '90, era costituito da due individui a me oscuri più una graziosa cantante, Lady Miss Kier (nome d'arte di Kierin Kirby), un'artista che era partita dalla gavetta ma s'era ingegnata un look molto particolare con costumi, calzature, acconciature e via dicendo. Molto più in gamba di gente che ha fatto i miliardi, secondo me (Madonna? Lady Gaga?). Fondamentalmente i Dee Lite sono noti ai più solo per la canzone Groove is in the Heart che fece furore ai tempi (cercatela su Youtube, molto probabilmente l'avete già sentita).

Terminati i giorni di gloria, capitò che una casa produttrice di videogiochi (Sega) proponesse a Kirby la somma di sedicimila dollari per utilizzare il suo stile e il suo "personaggio" in un gioco, nonché la canzone che l'aveva resa famosa. Dopo il rifiuto, il gioco uscì ugualmente (senza canzone) e, secondo la cantante, il personaggio femminile dal nome Ulala era fortemente ispirato a lei. Notare che l'uso della locuzione "Oh la la!" era tipico di Kirby e del suo personaggio scenico. La Sega se la cavò con l'asserzione che lo sviluppo del gioco era partito prima dei contatti per acquisire i diritti del "personaggio" di Kirby e che coloro che avevano lavorato al personaggio di Ulala non sapevano nulla di lei. Ci credete? Io qualche dubbio ce l'ho. Comunque Kirby perse e dovette pagare le spese legali. Qui viene il bello. Nonostante uno "sconto" deciso dal giudice californiano che seguì la questione, venne stata chiesta una cifra astronomica: circa 600.000 dollari. Gli avvocati della casa produttrice giapponese possono prendersi un anno sabbatico dopo un colpo come questo!
Come triste epilogo, cito il fatto che qualche anno dopo la canzone "Groove is in the Heart" venne concessa per un videogame (sempre della Sega) che fa uso della piattaforma Wii. Mi viene da pensare che dopo una sentenza del genere Kirby non potesse più dire di no.

Morale della storia: ci sono dei pesci piccoli che cercano di infastidire i pesci grossi, o di rubargli qualche briciola di cibo. I pesci grossi però sono molto bravi a difendersi anche se ogni tanto si sente parlare di qualche accordo stragiudiziale in cui le cose vengono sistemate con una contropartita economica. Ci sono anche dei pesci piccoli che sembrano avere le proprie ragioni ma se cercano di lottare contro i pesci più grossi rischiano di essere divorati perché la legislazione è decisamente sbilanciata dalla parte del pesce più forte, almeno in alcune parti del mondo.
Un'altra morale, indipendentemente dalle dimensioni dei pesci coinvolti, potrebbe anche essere quella che è ben difficile (purtroppo!) difendere il lavoro e la proprietà intellettuale, soprattutto quando c'è da discutere se un lavoro "somiglia" a un altro.









8 commenti:

Enrico Penaglia ha detto...

Il discorso sui "grandi" che scopiazzano impunemente i "piccoli" è complesso. Tanto per dare un input di segno diverso, ti voglio ricordare che quel povero idiota di Michael Jackson - a parlarne come da vivo, come dicevano le nonne quando sparlavano di un morto - si era ridotto a plagiare Al Bano, il quale gli aveva fatto causa e l'aveva pure vinta. Vabbè, dirai, Al Bano è piccolo solo in confronto a MJ, ma da noi è lo Zar di tutte le Puglie. Comunque il plagio era evidente ed è stato risarcito.
Vorrei però ampliare il discorso partendo da Cameron. Secondo me, spesso si grida al plagio laddove invece si dovrebbe gridare alla morte della fantasia. Il film di Cameron sarà anche ben fatto, non discuto, ma la trama è di una banalità sconcertante. E' inevitabile che storie banali si somiglino un po' tutte.
Spesso capita che due opere dell'ingegno si somiglino per uno o più di questi fattori:
1) sono banali, come ho detto. La banalità appiattisce verso il basso. Forse è anche per quello che i talk show sembrano tutti uguali.
2) fanno leva su archetipi vecchi come il mondo. Questa è un po' parente della precedente, ma ha l'attenuante di essere una forma di banalità "nobile" perché fa leva su elementi semplici largamente condivisi ma che hanno una lunga storia alle spalle.
3) sono espressione di una corrente estetica diffusa. Io per esempio includerei i sassi volanti con sopra la foresta in questa categoria. Non sapevo neanche chi fosse l'illustratore che tu citi, eppure qualche anno fa mi sono cimentato in un'illustrazione simile. Mi è venuta così, come se fosse un'idea mia. Numerosi pittori e illustratori hanno svolto con successo il tema della montagna volante senza per questo copiare esplicitamente da uno o dall'altro.
4) esprimono idee che "erano nell'aria". Certe volte capita che più persone abbiano la stessa idea, perché sviluppano artisticamente stimoli simili in contesti culturali simili. Capita anche con le invenzioni: quando i tempi sono maturi per il telefono, il telefono viene inventato. Se non fosse stato inventato da uno dei due che ne reclama la paternità (e non voglio entrare nella diatriba) sarebbe stato inventato dal Signor Pinco Pallino più o meno nello stesso periodo.
5) entrambi gli autori copiano, consciamente oppure no, dalla stessa fonte. Qui nessuno ha plagiato l'altro: sono entrambi plagiatori di un terzo.
Le categorie si sovrappongono, non è una scienza esatta, però spesso sento parlare di plagio a sproposito. Con ciò non voglio dire che non esistano i ladri di idee, ma molto più spesso di quanto siamo disposti a credere le nostre idee non sono poi così originali.

Moreno Pavanello ha detto...

tra le probabili "fonti d'ispirazione" di Avatar ti cito anche il film d'animazione italiano "Aida degli Alberi", con il quale ha parecchie somiglianze a livello estetico.
Il Moro

Salomon Xeno ha detto...

La contemporanea legislazione sul copyright serve quasi esclusivamente a garantire i pesci grossi: nessun privato cittadino si può permettere di fare causa alla 20th Century Fox. Più che gli autori, il copyright protegge gli editori, in special modo un'opera è frutto di uno sforzo collettivo, come nel cinema o, ancora peggio, nel software. Forse dovremmo fare un piccolo sforzo verso una cultura più aperta.
(Quanto ad Avatar, in realtà capisco chi si ferma su certi dettagli per gridare al furto di idee. Per altri film, mi viene in mente l'ultimo Pirati dei Caraibi, è stato opzionato un libro per "assicurarsi" pochi dettagli, che poi sono presi dalla storia o da leggende. Quindi forse ci sono precedenti andati diversamente a questo tipo di cause.)

Bruno ha detto...

Sono d'accordo sulla complessità del discorso, soprattutto quando si parla di un film "banale" come Avatar (ovvero dalla trama semplice e poco immaginativa). Poi ci si mettono a complicare la situazione un sacco di disperati che fanno causa nella speranza di mungere un po' di soldi. Per quanto riguarda Avatar avevo visto un po' di tempo fa anche la notizia della contesa citata da Moreno, mi era sembrata per molti aspetti parecchio somigliante... ma come fa uno a essere certo che in giro per il mondo non ci sia una storia simile alla sua?

Quanto alla tematica della legislazione copyright che difende solo i pesci grossi come scrive Salomon Xeno, se si limitasse a proteggere non sarebbe poi così male. Purtroppo i pesci grossi "troppo protetti" diventano anche prepotenti...

Cosa bozzuta ha detto...

boh, però io penso a che triste mondo è quello in cui un tizio pretende di mettere il copyright sulla raffigurazione di isole galleggianti nell'aria...

se i grandi poemi della tradizione germanica fossero stati protetti da copyright, quante cause avrebbe subito Tolkien?
che poi, ora che sulla Terra di mezzo è sbarcato Peter Jackson, capitano di queste spiacevolezze.

questo modo di intendere la proprietà intellettuale come un modo per dare un prezzo a qualsiasi idea e qualsiasi prodotto dell'immaginazione è un palese segno della fine del mondo (concetto sul cui copyright forse San Giovanni Apostolo vorrà i suoi due zloty, non so)... vabbè che oramai si brevettano pure le sequenze del genoma degli esseri viventi...

Bruno ha detto...

Se la somiglianza fosse molto forte uno ptorebbe anche contestare la questione delle isole galleggianti, forse, però va detto che per fare causa ci vorrebbe un po' di più... comunque per come ha vinto Sega contro Kirby direi che anche Cameron non avrà problemi. E farà contenti i suoi avvocati.

Yondo ha detto...

Premettendo che avatar, secondo me, non è neanche un film, ricordo che la sua visione mi ricordò fortemente Dune di Frank Herbert.

Bruno ha detto...

@ Yondo: sì e no, nel senso che è difficile togliersi queste impressioni: Avatar ha una trama proprio sottile e convenzionale. C'è poco da stupirsi che somigli a un sacco di cose e, sebbene Dune sia diverso come ambientazione, gli individui "perfettamente integrati con il pianeta" ci sono, effettivamente, anche lì....