martedì 5 gennaio 2016

La Signora del Lago

E così anche la saga di Andrzej Sapkowski è arrivata al termine. L'ultimo libro, La Signora del Lago, mi ha tenuto compagnia tra Natale e Capodanno e l'ho giusto finito ai primi del 2016: una storia che tira le fila della lunga trama, risolve qualche imbroglio, crea un finale epico e vede la morte di un sacco di personaggi. Inizialmente Ciri, la predestinata, si trova sulle rive di un lago incantato ed entra in contatto con i personaggi dell'epica arturiana. Poi si parla delle trame degli Elfi nei suoi confronti, del viaggio che Ciri percorre tra varie epoche e dimensioni in cerca del suo destino, mentre Geralt di Rivia, nel mondo martoriato dalla guerra, va in cerca della fanciulla con disperata abnegazione. Le maghe intessono le loro trame per governare dietro le quinte il mondo e portare la guerra a un qualche tipo di conclusione, e... insomma non posso anticipare altro, una conclusione ci sarà. Cosa dire di questa serie?


Praticamente ho già detto tutto nelle varie puntate che ho dedicato a questi libri. Partiamo dai punti forti della narrativa di Sapkowski: un bello scrivere, un umorismo a volte terra terra e anche volgare, a volte sottile e arguto, un occhio molto umano per i personaggi e i loro sentimenti. Sentenze di saggezza eterna condite di cinismo disseminate sapientemente qua e là, insomma una magia del raccontare che non voglio negargli e che raggiunge il suo migliore effetto nei racconti. In questa pentalogia, alla presa con una trama lunga e complessa, gli aspetti positivi dello scrivere di Sapkowski non sono sufficienti a salvare la frittata.

Intendiamoci, può darsi che, leggendo i libri man mano che ne venivo in possesso e mai di fila salvo i primi due, ovviamente mi sia perso dei pezzi di storia per strada, e magari troverei meno oscuri certi passaggi se rileggessi tutta la serie di seguito. Ma non lo farò. Perché ci sono altri elementi che non mi hanno entusiasmato. Troppi personaggi che, necessariamente, sono spesso e volentieri tratteggiati solo leggermente. Una trama inizialmente assai lineare ma che si complica alla svelta e diventa molto complessa, essessivamente ambiziosa (Sapkowski vorrebbe metterci dietro le quinte di un complesso intrigo politico) e non abbastanza comprensibile; certamente dura da seguire. Uno dei personaggi principali (Ciri) che si trasforma da simpatica ragazzina nella più scontata action chick dei libri centrali, secondo canoni della cultura pop moderna assai scontati. Quello che sembra almeno inizialmente il vero protagonista (Geralt) passa in secondo piano nel corso di questa complessa storia... errore, a mio parere: non sono necessariamente per l'eroe maschio guerriero (ecc...) che regge la vicenda dall'inizio alla fine, ma gli elementi che hanno sostituito il personaggio iconico Geralt non hanno retto abbastanza bene la trama. Qualcuno degli antagonisti (non dico chi per non anticipare) si rivela non essere un cattivo monodimensionale. Altri però lo sono, brutali, crudeli e cattivi, in maniera piuttosto stucchevole.




C'è stato qualche momento in cui si è allungato il brodo e una congiura densa di eventi che ho fatto fatica a seguire... il quarto libro e questo ultimo li ho trovati migliori, narrati bene anche se in uno stile non lineare, tutto sommato piacevoli. Il finale, drammatico, cerca di dare un tono epico alla conclusione della saga, con la lacrimuccia e tutto e, secondo me... fallisce.

Ce l'ho con Sapkowski? No, però questa serie non mi ha impressionato molto positivamente, e c'è un grosso stacco tra la piacevolezza dei racconti, tutto sommato incentrati su storie semplici che pennellavano un vasto mondo senza particolare ansia, e questa trama intricata e riuscita male, non coinvolgente per il lettore, a tratti addirittura loffia, e che non riesce a essere solenne e drammatica quando ci prova, né sfrutta a fondo i punti positivi dell'autore. Sarà per la prossima volta? Non so... esiste un altro romanzo non ancora tradotto in italiano né in inglese (Sezon Burz, la stagione delle tempeste) connesso alla pentalogia ma, se ho ben capito, con una storia a sé stante. Potrebbe essere la via di mezzo giusta tra i racconti così brevi e la saga troppo lunga?
Staremo a vedere.

Le mie precedenti recensioni sulla saga di Sapkowski:
Il Sangue degli Elfi
Il Tempo della Guerra
Il Battesimo del Fuoco
La Torre della Rondine

6 commenti:

M.T. ha detto...

Come già scritto su altri lidi, concordiamo sia sui romanzi sia sui racconti.
Se a uno è piaciuto il mondo di Sapkowski, può provare con i videogiochi (tre) dedicati a Geralt (io ho visto il secondo: buona trama, belli il mondo e la musica).

Bruno ha detto...

Sui giochi ho gusti differenti (giochi strategici) quindi non so nulla dei videogames dedicati a "The Witcher".....

Mirko Sgarbossa ha detto...

Questo è uno degli autori che mi riprometto sempre di recuperare. La lista è comunque molto lunga. sbaglio, o il suo grande successo da noi è dovuto ai videogiochi? Oppure era già famoso prima in Italia? sinceramente ho seguito poco le vicende di questo autore.

Bruno ha detto...

Io l'ho visto "esplodere" grazie ai videogiochi e credo che questo gli abbia consentito di farsi conoscere in occidente. In effetti al di là della ex cortina di ferro scrivono eccome (vedi Lukjanenko) e magari qualcuno scrive bene, però a noi non arriva facilmente.
Sapkowski è grande nei racconti brevi (La Spada del Destino e il Guardiano degli Innocenti, i primi che ho letto), qualsiasi critica si possa fare alla sua saga. Le due raccolte che ho citato vale la pena di leggerle senz'altro e non sono lunghissime.

M.T. ha detto...

Sapkowski è divenuto famoso dalle nostre parti dopo il successo dei videogiochi; i suoi volumi sono arrivati diciassette anni dopo la loro uscita in patria. Da quel che ho visto (ho potuto vedere solo il secondo videogame), incredibile ma vero, la trama dei videogiochi prende più di quella dei romanzi, è fatta bene, e mantiene lo spirito dei racconti, dove lui dà il meglio.

Bruno ha detto...

Questo l'avevo letto (che la trama dei giochi non è quella dei libri che ha scritto)... non sapevo invece che era passato così tanto tempo dalla fama "locale" a quella internazionale. Deve ringraziare anche i giochi insomma... comunque è un autore arguto e spiritoso, sono contento di averlo gustato (e visto a Lucca due anni fa).